Una mobilità sociale
inesistente, politiche economiche sbagliate e una forma
mentis dei cittadini
da trasformare se non da rivoluzionare completamente. Ma, soprattutto, voglia
di cambiare le cose e di credere in quello che si fa: queste le principali
tematiche venute fuori all’interno del convegno regionale promosso dalle
Acli e tenutosi il 25 novembre scorso presso il Teatro Cestello di Firenze.
Questione attorno alla quale ruota il tutto quella del Welfare, ovvero lo Stato
Sociale, nato con l’intento di eliminare le disuguaglianze sociali fra
cittadini garantendo a tutti eguali diritti.
Ma possiamo tutt’oggi parlare di Welfare nella nostra società?
Secondo il Prof. Massimo Ampola, docente di Sociologia all’Università di
Pisa, il problema principale della società italiana risiede nella sempre
più limitata possibilità dei cittadini di spostarsi da una classe
sociale ad un'altra. “Se infatti” replica il professore “vent’anni
fa, nello spazio di una generazione il figlio dell’operaio poteva permettersi
di raggiungere il figlio dell’imprenditore, oggi” continua “questo è divenuto
pressoché impossibile”. La soluzione a questo pressante problema,
non è da trovarsi quindi agendo sui problemi, ma sui soggetti portatori
di possibili problemi rendendoli partecipi e consapevoli delle loro possibilità reali.
Le politiche sociali non sono più mirate infatti alla re-distribuzione
dei beni ma al contenimento del disagio, e ciò implica da parte delle
associazioni una partecipazione attiva affinché ogni cittadini possa
prendere coscienza dei propri diritti e dei propri doveri in quanto essere
inserito in una società democratica. Ed è proprio partendo da
quest’ultimo ragionamento che l’Assessore Regionale alle Politiche
Sociali, Gianni Salvadori, si è pronunciato sulla necessità da
parte delle istituzioni all’impegno collettivo al fine di eliminare comportamenti
di individualismo e qualunquismo che quindi danneggino la collettività.
Importante in questo si rivela il ruolo del terzo settore, di cui si è fatto
portavoce il presidente del Cesvot, Patrizio Petrucci. Indispensabile, per
quest’ultimo, il ruolo delle associazioni di volontariato da cui deve
partire la volontà di cancellare questi comportamenti egoistici che
non possono portare lontano. Oggi infatti, commenta Petrucci, c’è la
necessità di unirsi insieme per trovare una comune via che possa coinvolgere
soprattutto il mondo giovanile in un opera collettiva votata al bene comune.
Altro passo basilare sottolineato a più riprese dal vicepresidente delle
Acli Nazionali Michele Rizzi, sta nella necessità di attuare una scelta
culturale più che economica. Se, infatti, ruolo dello Stato Sociale è quello
di tutelare i diritti dei soggetti deboli, e più in generale di tutti
i soggetti presenti nella società, oggi la risposta che si sta dando
sotto vari fronti alle necessità di questi ultimi risulta inadeguata.
Pensiero comune quindi, quello di un Italia incapace di dare risposte conformi
agli attuali bisogni dei suoi cittadini e forse troppo spinta dagli interessi
personali di chi la governa. Ma soprattutto, come ci tiene a ricordare a tutti
il presidente delle Acli Provinciali Emiliano Manfredonia, un Italia estremamente
ricca di risorse e vogliosa di fare, di guardare con positività al suo
futuro e, quindi, in grado di migliorarsi giorno dopo giorno.
In quanto associazione, sottolinea Manfredonia, dobbiamo lavorare giorno dopo
giorno con la convinzione che ciò che facciamo migliora e arricchisce
ogni giorno la nostra comunità.
Essenziale, in conclusione, è abbandonare tutte le forme di paternalismi
e pessimismi inutili e rimboccarsi le maniche guidati dal comune amore verso
Dio e dalla conseguente dedizione verso gli altri.
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