La denuncia delle Acli Colf per le conseguenze del ddl sicurezza
Roma, 22 maggio 2009 – C’è allarme e preoccupazione tra
le famiglie italiane che si avvalgono dell’assistenza di 'badanti' irregolari
per le conseguenze del pacchetto sicurezza approvato dalla Camera la settima
scorsa, con l’introduzione del reato di clandestinità. Lo denunciano
con forza le Colf delle Acli riunite a Roma per la loro XVII Assemblea nazionale.
160 delegate da tutta Italia, il 40% immigrate.
«Continuiamo a ricevere ogni giorno segnalazioni e telefonate allarmate» dice
Pina Brustolin, responsabile nazionale delle Acli Colf, l’organizzazione
professionale delle Acli che dal 1945 organizza le lavoratrici domestiche. «Le
famiglie non sanno cosa fare, temono per le conseguenze. Le lavoratrici straniere
ovviamente hanno paura, sono preoccupate». «Queste donne – aggiunge – rappresentano
oggi l’unica speranza per molte famiglie italiane rispetto alla cura
dei bambini e l’assistenza di anziani e non autosufficienti».
In Italia si contano 600mila lavoratori domestici registrati all’Inps,
in gran parte donne straniere. Ma le stime che comprendono le colf e le 'badanti'
irregolari arrivano a calcolarne fino al doppio. L’ultimo decreto flussi
ne ha previsto l’ingresso per poco più di 100mila, in aggiunta
ai 90mila del decreto precedente del 2007, quando al Ministero arrivarono 420.366
domande per lo svolgimento di attività domestiche e di cura sul totale
di 740.813 istanze presentate.
Sono dunque decine di migliaia le famiglie che hanno inoltrato richieste per
nulla osta all'ingresso di lavoratore straniero già nel 2007, che in
buona parte hanno già in casa la persona, ma ancora non hanno ricevuto
risposta. «Queste famiglie – spiega Brustolin - si sentono tra
l'incudine e il martello: da un lato la necessità di avere in casa la
persona a sostegno delle loro difficoltà, dall'altra la paura e il rischio
di avere in casa una lavoratrice che se controllata dalle Forze dell'ordine
rischia di essere denunciata ed espulsa, mentre la famiglia potrebbe incorrere
nel reato di favoreggiamento ospitandola in casa».
Già in base alla Legge Bossi-Fini il datore di lavoro che occupa alle
proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno rischia
l'arresto da tre mesi a un anno e l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore
impiegato (art.22, comma 12). Quando il pacchetto sicurezza diverrà legge
ci sarà l’aggravante del favoreggiamento per il reato di clandestinità.
Per il lavoratore straniero è prevista l’espulsione e l’ammenda
da 5mila a 10mila euro.
Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, intervenendo all’assemblea
delle Colf, chiede al governo «parole rassicuranti per queste famiglie
e queste lavoratrici» e propone una via d’uscita: «Accogliere
tutte quelle domande 'non strumentali' di nulla osta per lavoratore straniero
inoltrate dalle famiglie con il decreto flussi 2007, facendo evitare a quanti
sono già qui e lavorano nelle nostre case il rientro nel proprio Paese
per prendere il visto. Lo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura si
potrebbe riservare il diritto di fare eventuali e ulteriori indagini presso
le Rappresentanze Diplomatiche italiane sulle reali situazioni delle persone
'regolarizzate'.
C’è poi il problema di tutte quelle famiglie che non avendo potuto
usufruire del decreto flussi 2007 – l’ultima scadenza valida era
il 30 maggio 2008, e il successivo Decreto Flussi 2008 non ha aperto a ulteriori
richieste - hanno dovuto nel frattempo trovare risposte alle loro esigenze
di assistenza nel mercato del sommerso, tra le lavoratrici irregolarmente presenti
sul territorio. «Un'azione di sostegno per queste famiglie – dice
Olivero – e di giustizia per queste donne lavoratrici non può che
essere quella di procedere a nuove regolarizzazioni».
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