Nel 2007 si compiono cento anni dalla prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Pistoia dal 23 al 28 settembre 1907. La ricorrenza offre l’opportunità di compiere una riflessione approfondita sul senso del cammino percorso e sulle prospettive future. In questo contesto il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali ha deciso di dedicare la prossima 45ª Settimana, in programma a Pistoia e a Pisa dal 18 al 21 ottobre 2007, al tema: " Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano". Tale scelta ci porterà a una rilettura e un fare memoria del contributo che le settimane sociali hanno dato allo sviluppo del pensiero nel nostro paese e dall’altra si riprenderà il tema del bene comune.
Questo tema alle volte appare fin troppo logorato dall’uso e dall’abuso che se ne è fatto nei decenni passati. Il rischio di ostinarsi a proporlo ci può esporre a rischi di inattualità, ma il laicato cattolico impegnato nel sociale sente che è obbligato a farlo. Il principio della Populorum progressio, cioè quello della “destinazione universale” dei beni della terra, va ripreso e riconsiderato non solo sotto il profilo della equità e della solidarietà ma anche sotto il profilo più pragmatico della sostenibilità. Tradurre il pensare al bene comune in nuovi stili di vita.
Oggi viviamo in un deficit evidente di “bene comune” ne vediamo gli effetti anche nel venir meno del senso di responsabilità sociale anche nelle istituzioni che ci governano; nella mancanza di fiducia e di responsabilità di vivere il bene comune come fine grande ed ultimo della politica. Per questo l’esperienza delle settimane sociali sta, come sollecitano i vescovi italiani, nell’importanza che i cattolici siano presenti e attivi in tutte le vicende sociali e culturali del nostro paese; che siano interpreti nell’operosità della tradizione e del pensiero cattolico per far si che la centralità della persona sia punto fondamentale del nostro convivere democratico. Oggi bisogna recuperare uno spazio nell’impegno socio politico come parte indispensabile della vocazione cristiana, sono troppi i vuoti della nostra presenza nel campo sociale del lavoro e nel campo della politica. L’impegno e la presenza dei cattolici deve essere riconoscibile in “un dialogo sincero creatore di fraternità, ”(PAOLO VI). Le nostre relazioni, il nostro agire possono fare la differenza ma soprattutto possono essere ponte tra la vita concreta e ideali.
Sarà fondamentale che le nostre comunità cristiane vivano questo momento delle settimane sociali non come un convegno di alto livello ma come esperienza che interroga, e che muove anche un moto di orgoglio nella frammentata esperienza del cristiano impegnato nel campo sociale e in politica; perché oggi, con dispiacere, si nota come le nostre comunità parrocchiali e associative siano vive e attive ma gli stessi cristiani che le fanno vivere si trovano spesso soli ad affrontare i temi del lavoro e dell’impegno politico in generale; oggi c’è un grande vuoto tra l’impegno concreto in opere di carità e la carità come espressione della presenza e vicinanza del cattolico nel servizio in politica e nei campi sociali. Questo ci ha esposto al rischio di disperdere tutto quel patrimonio culturale e sociale che la dottrina sociale della chiesa ci ha lasciato e ci invita ad elaborare ancora e sempre.
L’augurio è quello che le Settimane Sociali oltre che un grande evento siano un grande stimolo per i cristiani e per le nostre comunità per interrogarsi, pregare e impegnarsi con rinnovato spirito ad una vocazione sociale che proti la fraternità come mezzo per il raggiungimento del Bene Comune.
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