La conferenza stampa di Acli, Sant'Egidio, Centro Astalli e Papa Giovanni XXIII
Fermare l’iter del disegno di legge sulla sicurezza che domani tornerà in
Senato per la discussione in Aula. E’ quanto chiedono le Acli, la
Comunità di S.Egidio, la Fondazione Centro Astalli e la Comunità Papa
Giovanni XXIII in una conferenza stampa svoltasi nel primo pomeriggio a
Roma volta a proporre sostanziali miglioramenti agli articoli che riguardano
alcuni aspetti fondamentali della vita degli immigrati. Molti i punti contestati
dalle associazioni, secondo cui il testo del governo – rendendo più difficile
la vita degli stranieri che risiedono regolarmente in Italia - otterrebbe
proprio in termini di sicurezza gli effetti contrari a quelli dichiarati.
Il disegno di legge limita infatti gravemente i diritti della famiglia,
prevedendo l'incapacità al matrimonio con effetti civili per lo
straniero privo del permesso di soggiorno. «Quando la possibilità di
vivere legalmente in famiglie – affermano le associazioni – assicura
non solo stabilità e serenità a uomini, donne e minori, ma
evita loro percorsi di marginalità garantendo alla nostra società una
maggiore sicurezza». Il disegno di legge introduce il reato di ingresso
e permanenza illegale sul territorio dello Stato. «Se confermato – spiegano
Acli, S. Egidio, Centro Astalli e Papa Giovanni XXIII – il cosiddetto
reato di clandestinità costringerebbe lo Stato a celebrare con inutile
spesa decine di migliaia di processi che si concluderanno, in caso di condanna,
con la comminazione di una sostanziosa pena pecuniaria di fatto inesigibile
a carico di indigenti, o comunque di non abbienti». «Già l'esperienza
di altri paesi europei – aggiungono – ha dimostrato che l'adozione
di legislazioni penalizzanti nei riguardi dell'immigrazione più disperata
non solo non aiuta a contrastare e governare il fenomeno della irregolarità ma
rende addirittura più inefficace la risposta dello Stato, colpendo
le vittime invece che i loro approfittatori». Anche l’estensione
a 18 mesi del tempo di detenzione dei migranti irregolari nei centri di
identificazione per l’espulsione finirebbe per assorbire «ingenti
risorse che meriterebbero più positiva destinazione». Così la
norma che prevede il divieto – per italiani e stranieri – di
iscrizione anagrafica in mancanza della disponibilità di un alloggio
dotato di idonea certificazione dei requisiti igienico-sanitari, se approvata «lascerebbe
senza residenza, dunque non rintracciabili e meno tutelate, un’ampia
porzione della popolazione pur legalmente presente sul territorio».
Infine, il disegno di legge prevede l'onere di esibizione del titolo di
soggiorno per la presentazione di istanze o l'ottenimento di autorizzazioni
od atti riguardanti lo stato civile delle persone; nonché per l'accesso
ai servizi pubblici. «Questa norma – concludono le associazioni – renderebbe
inaccessibili agli stranieri irregolarmente soggiornanti servizi pubblici
anche essenziali, mettendone in alcuni casi a rischio la sicurezza della
vita e della salute, senza alcun giovamento ed anzi con maggiore danno
per la pubblica sicurezza. Verrebbe inoltre pregiudicato il compimento
di atti di stato civile fondamentali, primi fra tutti la richiesta delle
pubblicazioni per il matrimonio e la stessa formazione degli atti di nascita
dei minori stranieri, con grave pregiudizio per la certezza dei rapporti
familiari e di stato civile, pregiudicando l'esercizio dei diritti e dei
doveri nascenti dalla relazione di coppia e dal legame di procreazione».
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