Primo piano

Alcune riflessioni sul risultato delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008

Presidenza Provinciale, aprile 2008

Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile hanno espresso un verdetto inconfutabile, con la vittoria netta del Popolo della Libertà, guidato da Silvio Berlusconi.

Per certi versi queste elezioni hanno rappresentato un’evoluzione del sistema politico italiano, con una notevole semplificazione del panorama politico stesso: resta evidente una dimensione bipolare ma, di fatto, le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono ridotte a cinque: un partito di centro-destra - il Popolo della Libertà -; una forza autonomista ma su posizioni assimilabili alla destra, la Lega; un partito di centro-sinistra – il Partito Democratico, e due formazioni centriste minori, l’UDC e l’Italia dei Valori.

Questo, sommato con la imprevista e per certi versi storica, sconfitta delle formazioni della sinistra radicale, rappresenta l’elemento più significativo di questa tornata elettorale, in quanto avvicina l’Italia alle democrazie occidentali più mature ed evolute in cui due formazioni maggiori, una conservatrice, l’altra socialdemocratica, polarizzano il consenso dell’elettorato, alternandosi alla guida dei rispettivi paesi.

Ed una maturazione complessiva della politica italiana si è avvertita anche in campagna elettorale: i toni sono stati più pacati, ed un certo fair play tra gli avversari si è evidenziato anche nel dopo voto con l’immediato riconoscimento da parte di Walter Veltroni della vittoria del PdL.

Un altro elemento importante è stata la sconfitta dell’antipolitica: il dato sull’affluenza è leggermente calato ma si è mantenuto in linea con il resto d’Europa.

 

Una valutazione più prettamente politica non può non partire dal dato assolutamente rilevante, l’affermazione della Lega e la scomparsa dalla rappresentanza parlamentare delle forze di sinistra.

Sono dati per certi versi legati, se, come affermano i più qualificati analisti e sociologi, molti elettori di sinistra hanno votato per la forza guidata da Umberto Bossi.

Non si è evidentemente trattato di voto di protesta, ma di un voto autenticamente popolare ad un movimento che ha sostanzialmente superato la tradizionale rappresentanza localista, per divenire una forza radicata che sembra esprimere i sentimenti autentici di buona parte della popolazione.

Al di là dei problemi di carattere economico o dei grandi temi di ordine etico, il tema centrale su cui si è giocata la campagna elettorale è stato quello della sicurezza: su questo la destra ha agitato spettri e paure reali della popolazione intercettando consensi che la sinistra radicale e, per certi aspetti. Il Partito Democratico, non potevano in alcun modo attrarre per la sostanziale debolezza ed ambiguità programmatica su questo aspetto.

Anche la vicenda romana, con l’inattesa sconfitta di Rutelli, va in questo senso: a Roma ha vinto la destra di tradizione missina e post-fascista, che nel tempo ha saputo radicarsi nei quartieri periferici, intercettando e coinvogliando in protesta politica il disagio della popolazione a fronte di problemi sempre più evidenti sui quali, probabilmente, la giunta Veltroni e la figura di Francesco Rutelli hanno agito da catalizzatore della protesta: dal problema casa, alla violenza dilagante, ad un’immigrazione spesso incontrollata al senso di precarietà che ormai pervade buona parte della popolazione.

Su questo indubbiamente il paese ha dato un segnale chiaro: le ricette proposte dal centro destra (al di là delle analisi sul ruolo egemonico di Silvio Berlusconi e sul suo caudillismo populista) convincono in questo momento un paese disorientato ed impaurito. Il centro sinistra ha pagato in maniera durissima da un lato alcune scelte suicide, come quella dell’indulto che, forse a torto, è stato visto come la causa di un deterioramento sul piano dell’ordine pubblico; dall’altro oggettivamente, nella percezione dell’elettore, ha pesato lo stillicidio di compromessi, polemiche e scontri che hanno caratterizzato l’esperienza del governo Prodi, senza riuscire a far comprendere agli italiani i risultati ottenuti soprattutto in campo economico. Questa è stata anche una delle cause della sconfitta delle sinistre cui è stato imputata la caduta del governo Prodi.

 

Ora si aprono due sfide contrapposte: il centro-destra deve dimostrare di essere in grado di guidare il paese in maniera coerente, al di là degli interessi del proprio leader che spesso hanno pesato sulle scelte dell’esecutivo negli anni scorsi. Le sfide sono durissime, ma con un consenso così netto come quelle ottenuto la responsabilità di governo è piena e deve essere condotta in coerenza con il mandato degli elettori.

Il Partito Democratico deve invece consolidarsi e condurre un’opposizione senza sconti, ma deve anche evitare di lacerarsi in inutili lotte intestine: questo sarebbe l’unico modo per consegnare il paese alla destra per decenni. La sconfitta peraltro netta deve comunque essere vissuta come catarsi per creare un partito socialdemocratico che fin dalle elezioni europee del 2009 sappia e possa proporre al paese un’alternativa credibile.

 

Per quanto riguarda la nostra città Marco Filippeschi ha vinto una dura competizione in maniera netta, al di là dei numeri, considerando la sua coraggiosa e coerente scelta di correre da solo. Con i consensi della Sinistra Arcobaleno il successo sarebbe stato forse superiore a quello dei suoi predecessori. Il ruolo del candidato della destra, Patrizia Paoletti, che ha peraltro condotto una intelligente campagna elettorale, è stato forse amplificato dal ballottaggio in cui sono emerse le ambiguità della sinistra locale che pur di far scontare a Filippeschi la sua coerenza ha preferito rischiare di farlo perdere. Ma questa è oggi la dimensione di certa sinistra in Italia: un mondo antagonista a tutto  chiuso in un dorato isolamento in cui rincorrere i suoi miti ormai logori.

 

Filippeschi ha ora di fronte la sfida del grande cambiamento urbano e sociale della città, nonché la necessità di dare risposte ai problemi di sicurezza, ordine e convivenza che ormai si fanno marcati anche nella nostra città. Crediamo che abbia la capacità e le potenzialità per poter essere un buon sindaco; molto dipenderà dalla squadra che presenterà: in questo lo invitiamo a non seguire logiche spartitorie interne al PD ma a cercare competenze, professionalità e capacità che possano contribuire ad un lavoro duro ma entusiasmante ce lo attende nei prossimi anni.

 

acli pisa